Gli esami non finiscono mai…

All’inizio erano le scuole elementari: tutti bambini, tutti felici di andare a scuola a stare con gli amichetti, salvo poi scoprire la verità dei compiti, delle interrogazioni e delle verifiche. E più si diventava grandi, più le cose peggioravano.
Verifiche che si trasformavano in racconti biblici.
Interrogazioni che diventavano interrogatori.
Alle superiori per due anni ti mettevano in carcere preventivo.
Al terzo anno il tribunale ordinario.
Al quarto passavi alla corte d’appello.
Al quinto era Cassazione, con l’esame finale quasi come un processo mediatico con i testimoni delle tue malefatte (compagni di mille avventure) dietro di te e l’intera Corte ad emettere la sentenza…

Prof: “Bene signor Quaglia, mi parli di Montale e di “Ossi di seppia”
Quaglia: “Ehm…. “Ossi di seppia”… è un libro… scritto da Montale… che ha scritto… “Ossi di seppia”… che è stato scritto da Montale…”

E quando poi pensi di averla scampata, arriva l’università dove magari non ti facevano interminabili interrogatori, ma ti mettevano in fermo preventivo per accertamenti. E lì dovevi essere bravo ad inventarti gli alibi e a rispondere a più domande possibili, perchè “il diritto di parlare solo in presenza di un avvocato” non si applica nello stato universitario.

Prof: “Signor Quaglia non facciamo scherzi! Mi dica tutto quello che sa sul teorema di Cauchy!”
Quaglia: “Ehm… il teorema di Cauchy… è un teorema… dimostrato da Cauchy… che ha formulato un teorema… che si chiama teorema di Cauchy… che è un teorema…”

E anche quando passi questa fase, la vita va avanti e nuove esaltanti avventure ti attendono, sempre più complicate, sempre più toste…
Il lavoro, le riunioni, la burocrazia, le tasse ecc… ecc…
Tutti domandano, tutti chiedono e tu devi rispondere, devi sapere e devi fare i compiti a casa, altrimenti riparti da inizio livello o peggio ancora… game over.

L’ultimo esame è stato qualche settimana fa. Seduto in sala d’aspetto, attendevo con impazienza la chiamata che, puntuale, arriva. Mi siedo davanti al prof e inizia l’interrogazione:

“Bene, mi dica che ha portato il progetto”
“Ehm… in realtà no… Non era specificato…”
“Capisco… è andato in piscina? Ha fatto gli esercizi che le avevo chiesto?”
“Ehmmmm… in piscina…. si fanno gli esercizi… che si fanno in piscina…”
“Molto male… molto male…”

E così il prof Cipo, per nulla impietosito, inizia a prendere il ginocchio e ha stenderlo… e a piegarlo…. e a ristenderlo… e a piegarlo… e mentre da fuori sembro abbastanza impassibile, nella mia testa si confondono urla e lacrime di dolore. Poi il verdetto:

“Mi spiace, non ci siamo. Ci vediamo settimana prossima, ma mi raccomando fai i compiti”

Rimandato…

Una settimana dopo.
Stesso posto.
Stesso ginocchio.
Ma compiti fatti stavolta.

“Oh dai! Molto meglio! Adesso do l’ok al chirurgo per fissarti l’appuntamento per l’operazione!”

Promosso!
Almeno fino al prossimo esame…che è…
DOMANI?!?!?!?!?

Ok, meglio farsi una secchiata di compiti stasera…

Informazioni su Roberto Eguaglia

Sviluppatore a tempo pieno, blogger part-time, triatleta a tempo perso
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