Eclissi

30 giorni precisi.
Non uno di più, non uno di meno.

Questi sono i giorni passati dal 18 di febbraio, quando il mio legamento crociato anteriore (per gli amici LCA, per me quel gran traditore che si è rotto) è stato sostituito dai tendini di gracile e semitendinoso per tenere insieme il mio ginocchio malato.
30 giorni in cui, pian piano, sto inziando a rivedere un po’ di luce, come il sole di oggi che dopo essere stato oscurato dalla luna, lentamente riprendeva vigore.

La prima settimana è stato un inferno. Buio totale.
Costretto a stare sdraiato, gamba dritta, senza riuscire a muovermi neanche per andare in bagno. Mal di testa continui e anche febbriciattola mi hanno accompagnato, visto che la gamba, al contrario, non faceva quasi male.
Se stava dritta e ferma ovviamente.
Dormire sotto le coperte era impossibile, sul fianco peggio che peggio: mi riposavo come qualcuno che sta per farsene uno “eterno” (…sgrat…sgrat….). E quando sognavo, era una nuotata, una corsa o una pedalata.
Abbastanza frustrante…

Poi i giorni hanno iniziato a passare più velocemente… I mal di testa finalmente mi lasciavano in pace, lasciando il passo al dolore, stavolta sopportabile alla gamba ogni volta che la piegavo leggermente. Il buon Cipo mi lascia esercizi da fare e io con cura eseguivo a testa bassa, come se fossero i miei cari allenamenti: tira su, tira giù, tira il muscolo, piega più che puoi…
Con calma il ginocchio rispondeva sempre meglio, si fletteva sempre di più e riusciva anche quasi ad iper-estendersi come prima, non senza fatica. Tornavo in piscina e mentre gli altri si allenavano in vasca da 25, da 50, io ero nell’idromassaggio.
A camminare.
A pedalare.

Una stampella veniva lasciata da sola a casa, era il momento che anche la gamba tornasse a fare un po’ del suo lavoro. Gli esercizi aumentavano: ora pesi alle caviglie, palle di spugna da schiacciare con le ginocchia o con i talloni. E sempre flessioni ed estensioni come se piovesse, sempre a fare il movimento “a calciare”, paradosso di come, alla fine, sia stato proprio il calcetto a farmi questo odioso scherzo.

Quello che prima era completamente nero, ora si sta rischiarando. C’è luce che aumenta e il futuro non sembra poi tanto buio.
Presto l’altra stampella farà compagnia alla prima.
Presto tornerò in acqua a solcare le corsie e a litigare e lamentarmi con i bagnanti che fanno rana in mezzo alla corsia.
Presto tornerò a pedalare sulla mia fida bici a sudare, a sbuffare e a chiedermi “Ma quando ca*** è lunga ‘sta salita, non potevo rimanermene a casa???”.
Forse ci vorrà un po’ di più, ma tornerò anche ad avanzare sui miei piedi di piombo, a correre come una gallina spennacchiata in mezzo ad un branco di gazzelle e ghepardi.
Ci sono voluti circa 45 minuti prima che la luna si togliesse completamente da davanti al sole.
A me basterebbe tornare a pedalare dopo 45 giorni.
E oggi siamo a 30.

Informazioni su Roberto Eguaglia

Sviluppatore a tempo pieno, blogger part-time, triatleta a tempo perso
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