Storia semi-seria del triathlon

In principio erano l’acqua, la terra e l’aria. Poi l’uomo si accorse che non poteva volare e così si inventò la bici.
Ed egli vide che era cosa buona e giusta.
Ma soprattutto faticosa.
E fu il triathlon e i suoi derivati.

Certo, quando si parla di triathlon con un “profano” quasi sempre la prima cosa che viene in mente è Kona e l’Ironman in generale. La super-mega-iper-gara che viene fatta ogni anno alle Hawaii, dove c’è gente pazzoide che si fa un mazzo tanto per allenarsi durante tutto l’anno, spende e spande alacremente per vivere un’avventura (che magari potrebbe avere cercando un’ironman vicino casa con la “i” minuscola, ma un cuore enorme… vero Elbaman??).
La leggenda viene spesso raccontata come una barzelletta degli anni ’80: ci sono un nuotatore, un ciclista e un corridore alle Hawaii. Il nuotatore iniziò a dire: “Il mio sport è più faticoso! Non riuscireste a fare quello che faccio io!”. Il ciclista incalzò: “Ma che dici?? Prova tu a pedalare poi vediamo!”. E il corridore che non era da meno: “Sì certo come no? Vuoi mettere con una maratona?”.
E così, invece di fare a gara a chi ce l’ha più lungo come farebbero tutti, decisero sotto l’effetto di qualche particolare sostanza stupefacente, di dar vita alla “leggenda” di Kona, dell’Ironman e dell’ironman.
Prima si nuota, poi si pedala e infine si corre.
E chi vince, avrà in premio la gloria eterna (dove per “gloria” si intendono dolori vari e impossibilità a camminare in maniera normale).

Ma il triathlon non è solo questo: non c’è solo Kona, non c’è solo Ironman e nemmeno l’ironman. Il mondo del triathlon conta una varietà incredibile di distanze, ce n’è per tutti i gusti! Dagli olimpici di 2 ore e mezza (in media) ai fast da un quarto d’ora, dai medi per chi si sente un mezzo-ironman, agli sprint per chi si sente mezzo olimpico.
E questa eterogeneità di distanze, ovviamente, da luogo alla classica manfrina del “Siamo più forti noi che facciamo questa distanza”, “No lo siamo più noi” ecc… ecc…
Esattamente come insegna la “leggenda”, con la sola differenza che nessuno è ancora uscito con la frase “Facciamo un triathlon di triathlon!”.

Inception di triathlon...

Inception di triathlon…

La verità è questa: chi fa le distanze lunghe ce l’ha più lungo, ma chi le fa più corte ce l’ha più duro. Fine della discussione.
Ma c’è ben altro e non solo per distanza: fast, sprint, olimpici e medi sono solo la buccia del mondo della “multidisciplina”…

I duathlon sono fatti principalmente per quelli a cui il triathlon piace, ma non sanno nuotare. Infatti, invece di nuotare all’inizio, si corre!
… a meno che non piova…
Venne poi il giorno in cui i nuotatori triatleti si ribellarono e iniziarono a protestare:
“Perchè aiutate i corridori che non sanno nuotare e non i nuotatori che non sanno pedalare???”
E così nacquero gli aquathlon nel quale invece di andare in bici tra una corsa e l’altra, si va in acqua e a farsi una nuotata.
“E perchè non aiutate anche i ciclisti che non sanno correre? E i corridori che non sanno pedalare? E i nuotatori che non sanno…nuotare???”. Vabbè dai, ora non esageriamo…

Poi ci sono i puristi, quelli che si considerano naturisti del triathlon, ma non perchè fanno le gare nudi (anche perchè poi … sai … il sellino …), ma per il semplice motivo che amano stare davvero a contatto con la natura.

Già saliamo in bici in questo modo, avete idea di cosa vorrebbe dire farlo nudi?!?!?

Già saliamo in bici in questo modo, avete idea di cosa vorrebbe dire farlo nudi?!?!?

Nuotare nei laghi (e vabbè, quello la fanno tutti).
Pedalare su una bici con ruote grasse, su e giù per boschi e sentieri quasi invisibili.
Correre in mezzo alla natura, saltando i fossi per il lungo.
Essere inseguiti da api e calabroni inc***ati neri.
Fare i ristori con bacche, muschi e licheni.
Forse l’ultima no, ma le altre son tutte vere.
XTerra, TNatura o più semplicemente cross triathlon, che non ha niente a che fare con il cross-fit o il cross-training. Ma proprio nulla!

Il triathlon fa male, è una vera e propria droga. Il problema è che la stagione dura veramente poco: da Aprile a Ottobre sono 6 mesi. E gli altri 6?? Di certo d’inverno si può correre benissimo, andare in bici magari diventa un po’ più difficile su strade ghiacciate, ma nuotare nei laghi ghiacciati?? Brrrrrr… impossibile (a parte per qualche triatleta “speciale”).
Così d’inverno il triatleta poggia le ciabattine da piscina e indossa gli scarponi da sci, trasformandosi in wintertriatleta: corsa, mountain-bike e sci di fondo. E così bardato corre (pardon, scia) sul sito della FITRI e cerca le gare di Winter Triathlon in Italia
… e scoperte che sono solo due, decide di andare in piscina ad allenarsi per la prossima stagione estiva di triathlon.

Informazioni su Roberto Eguaglia

Sviluppatore a tempo pieno, blogger part-time, triatleta a tempo perso
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