Scosse telluriche

*zzzzzz* *ronf* *ronf*

*RUMBLE* *RUMBLE*

Il terremoto aveva sbalzato fuori dal letto il povero Ernesto, ormai malato da un bel po’ di tempo. È vero: abitava in una zona sismica, ma era da parecchio che non pativa una scossa di questo tipo.
Lunga.
Forte.
Si era quasi abituato all’idea di non avere più movimenti sossultori sotto di lui. Iniziò a lamentarsi un po’, poi sempre più forte, poi ancora di più fino a che, d’un tratto, il suolo cessò di tremare.

Rimase un po’ in attesa, ascoltando la terra e cercando di capire i suoi movimenti; poi, dopo un minutino, andò a rimettersi a letto. Stava per sedersi sul materasso, quando un’altra scossa glielo tolse da sotto il sedere, facendolo finire gambe all’aria. Rimase lì per un attimo, un po’ intontito dalla botta e spaventato.
Cosa stava succedendo? Perchè era ricominciato tutto questo?
Ernesto ricordava perfettamente il giorno della prima scossa: certo la zona non era mai stata il massimo della calma, ma ad un certo punto la terra iniziò letteralmente a saltare sotto di lui. Prima per breve tempo, poi per periodi sempre più lunghi… Una volta il terremoto durò una giornata intera: se lo ricordava bene anche quello, quasi non pensava di poter sopravvivere.
E poi… il nulla. Calma piatta.
Tuttò finì come se non fosse mai successo nulla.
E all’inizio fu quasi peggio.

Ormai si era tanto abituato al tremore della terra che non riusciva più a dormire: si lamentava continuamente, qualunque cosa succedeva.
Era quasi diventato una donna con il ciclo.
Poi, come è normale che sia, si abituò al nuovo stato: calma piatta e letto a volontà. Che goduria dormire tutto il giorno!
E adesso questo? Ancora?

Urlò ancora ed ancora, le scosse finirono. Ora il poveretto tremava. Aveva paura…
…o forse era eccitato dalla situazione?
Le scosse ricominciarono ancora, ma stavolta lo trovarono pronto. Cercava di rimanere in piedi mentre la terra sotto di lui tremava e sobbalzava, cercando di farlo andare al tappeto. Ernesto cadde ancora e ancora, ma iniziò a lamentarsi a poco a poco di meno e a rialzarsi sempre più in fretta. Quasi lo divertiva cercare l’equilibrio in quel bordello. Come un bambino che gioca sul bagnasciuga contro le onde cercando di resistere alla forza del mare, iniziò a ridere. Pian piano iniziò a non cadere più e a bilanciarsi sempre meglio. Fino a quando le scosse non finirono di nuovo.

Stavolta però non era più arrabbiato e irritabile, anzi: era triste, perchè si era divertito veramente tanto in quella mezz’oretta di delirio. Ritornò a letto molto lentamente, quasi aspettasse da un momento all’altro un nuovo terremoto, una nuova scossa che lo facesse ridere e giocare.
Aspettò il giorno seguente e un nuovo terremoto lo colse quasi di sorpresa. Quasi perchè in fondo credeva non potesse finire così. O forse un po’ ci sperava.
Il mondo ricominciò a ballare, ed Ernesto con lui. Non più spaventato, ma felice come quando ritrovi un vecchio amico che non vedi da tanto tempo e che non ti accorgi quanto ti sia mancato fino a quando non rifate le cose che facevate prima.

E così Ernesto, il ginocchio destro, ricominciò a correre.

Informazioni su Roberto Eguaglia

Sviluppatore a tempo pieno, blogger part-time, triatleta a tempo perso
Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Lascia un commento!